M.A.C.C. ( Movimento,Associativo, Culturale, Cittadino)
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M.A.C.C.( Movim. Ass. Cult. Cittadino) Santeramo in Colle (BA)
M.A.C.C.( Movim. Ass. Cult. Cittadino) Santeramo in Colle (BA)

Santeramo in Colle è situato sul più alto gradino murgiano. Prende il nome ( non completamente certi, qualche dubbio esiste) dal Santo Patrono Sant'Erasmo di Antiochia, il cui culto fu introdotto dai Benedettini. Tutto cio è quanto fino ad oggi ricavato da molte ricerche di vari personaggi storici. Ma cio non toglie e faccia rinunciare ad ulteriori ricerche e appofodimenti. Perche da alcuni documenti e tavole di rappresentazioni e indicazioni del territorio ed antiche cartine di collegamenti stradali  del territorio, viene indicato sulla carta, forse un centro abitato  con il nome " S. Ermo " forse a dimostrare la presenza di un Convento o un EREMO , a oggi noto come convento dei  Monaci Benedettini. Si ha desiderio di arricchire nel futuro con  altri particolari storici documentali.    La forma del territorio comunale è piuttosto regolare nel suo complesso, può assimilarsi ad un esagono irregolare il cui vertice meridionale costituisce il punto di incontro di tre province Bari, Matera, e Taranto, e quindi anche  di due regioni Puglia e Basilicata. IL paese Santeramo nasce in età tardoantica attorno ad un Monastero dedicato al culto di Sant'Erasmo. Resta un piccolo casale dipendente dalla vicina Acquaviva fino alla seconda metà del XIV quando avvenne la vendita del " Castrum S. Herasmi" da parte del Re Ladislao a favore  di Buccio dei Tolomei da Siena , un fedelissimo capitano di origine Toscana che sarà anche al servizio della Regina Giovanna II. Il figlio Salvatore de Senis, sposa  Maria del Balzo e resta il feudatario di Santeramo fino al 1468, quando il feudo passa, attraverso la figlia Aurelia alla famiglia Carafa. Apparterrà ai Marchesi Carafa fino all'età moderna.  Recenti scavi archeologici in località Sant'Angelo hanno portato alla luceuna una grotta adibita al culto di San Michele Arcangelo, i cui scavi di approfondimento e recupero sito sono tuttora in corso ma che gia ha restituito migliaia di iscrizioni devozionali ed alcuni affreschi risalenti in entrambi i casi al basso Medioevo.

LE GROTTE

Le grotte di Sant’Angelo e i  ricordi di Michele durante la sua giovinezza . Michele Digregorio lo si incontra a fare controllo e compagnia al figlio Domenico presso il suo forno dove si avverte un estasiante odor di pane fresco, che, come qualcuno ha detto  fa triplicar l’appetito. Ma abbandoniamo l’argomento gastronomico, che merita considerazione , e lo faremo certamente in altro momento. Ora  si passa all’argomento storico culturale e precisamente alle Grotte di Sant’Angelo. Argomento che gli sta molto a cuore,  dovuto al fatto che il Sig, Michele nella sua giovinezza abitava nelle vicinanze e alla contrada dove esistono le su citate grotte. Per cui vuole dire qualcosa a riguardo e lo fa anche con una certa rabbia e dispiacere. Con una tranquilla irritazione mette in evidenza un  fatto. Dice : come è possibile assistere a certe anomalie ed assurdità, e cioè vedere tanto di cartelli di invito a visitare le grotte o semplicemente a mettere in evidenza l’esistenza di questo patrimonio storico, per poi recarsi sul posto che io ricordo e conoscevo molto bene ,e trovare il sito in completo abbandono , con l’aggiunta di un cartello che vieta l’accesso, pena sanzioni, perche proprietà privata ?. E ancora continua il suo dire: E’  normale trovare gli ingressi dei locali, completamente murati, dopo che a quanto si vocifera, si sono spesi fior di miliardi per il recupero storico turistico di queste grotte ?. A questo punto lo fermo per due secondi ed aggiungo: “guarda che non voglio procurarti più dispiacere ma a riguardo non  sono solo voci ma esistono anche documentazioni.  E lui con maggiore senso di rabbia sofferenza esclama: NOO non posso crederci!!!. Michele classe 1941, con un nonno Michele classe 1887 e un bisnonno classe 1865 continua il  racconto  del suo vissuto e quello raccontato dai suoi avi. Ricordo benissimo quando il nonno gli passava la notizia che gli veniva passata da suo padre circa la proprietà del sito delle grotte e pare che fosse proprietà dei Monaci che si erano insediati in quei luoghi intorno all’anno 1810 collocando all’interno delle stesse una statua  in pietra raffigurante Sant’Angelo A questo punto lui inserisce un ricordo e un suo vissuto, quale quello di aver , con lo spirito di scoperta e curiosità essere entrato all’interno dei locali e quindi di una parte delle grotte e di aver visto con i suoi occhi la statua in pietra, e che oggi si scopre raffigurare Sant’Angelo, e con quale cura erano realizzate le murature, nella parte che lui riusciva a vedere. Confessando anche  che nel visitare quei luoghi da solo un poco di paura l’aveva. Ma la sua curiosità di gioventù e quel pizzico di coraggio,guarda caso a noi oggi ci fa enorme piacere perchè ci fa conoscere forse qualcosa di più e ne siamo grati. Poi negli anni ,prosegue nel suo racconto,  tutta la vasta estensione territoriale tra cui anche il sito delle grotta fu acquisito dal Marchese Caracciolo usato e amministrato fino ai primi del 1900.  Dopo ne seguì un esproprio e la suddivisione in particelle, escludendo la parte dei locali e della sottostanti grotte più il cortile e in delimitato  spazio circostante i locali. Tali spazi e locali vennero pare acquistati da parte di un certo Digregorio Gino con soprannome “ zappastret” , più cento tomoli di terreno nella stessa zona in contrada  “Graviglione”. Successivamente pare e questo bisogna accertalo cosa non tanto difficile ai giorni nostri, che il Digregorio Gino abbia a sua volta venduto ancora a privati di cui  non si conosce chi siano. In questa fase, continua il racconto, sono stati eseguiti lavori pubblici con progetti di riqualificazione e restauro  del territorio e dei manufatti per  interesse turistico e storico. Quello che fa rabbia fa presente Michele è che i locali sono murati , la zona circostante è in abbandono e un disastro, con delle targhe a muro che vietano l’accesso perchè proprietà privata. Mi dispiace dire che quando prima dell’intervento di restauro qualche comitiva di Boy Scouts.  E qualche gruppo di cittadini Baresi e di altre città si facevano vedere in zona, visitando e chiedendo e chiedendomi  notizie , ora  forse non arrivano lì nemmeno i serpenti. Ora lasciamo un poco ciò che fa rabbia , e dico quello che avveniva durante il periodo di amministrazione e proprietà del marchese Caracciolo . Durante questo periodo con i suoi vassalli il Marchese aveva allevato un grosso numero di pecore e mucche , quindi si produceva molto latte. Questo prodotto in gran quantità veniva venduto al vicinato, per fare questo il vicinato veniva avvisato nel momento della produzione , specialmente il prodotto ricotta, dal suono intenso delle campane, simili a quelle che le mucche e le pecore indossavano al collo durante il pascolo (necessarie per verificarne la presenza). Altri ricordi portano a raccontare quello che il nonno Michele gli passava di mano e precisamente , che durante la dimora dei monaci , gli stessi ogni tanto facendo delle  uscite si recavano verso il centro abitato attuale di Santeramo , presso un altro convento situato nelle vicinanze o presso l’attuale Chiesa del Carmine.  Questo pare essere nel giusto   data la presenza in quella zona il convento dei Benedettini o della S.S:  Trinità. Ad aggiungere a ciò un particolare simpatico che il nonno gli raccontava che era quello di abbinare il bel tempo all’uscita dei monaci verso Santeramo, dicendo “u vi e iassut u monch gniur u timb a ies buen. ( Lo vedi è uscito il monaco nero il tempo deve essere buono). Il temine monaco nero derivava dal fatto che il saio o l’abito che indossavano era di color scuro. Il racconto continua portando a conoscenza che il bisnonno ha dimorato nella zona Sant’Angelo nelle cui vicinanze si trovava un lago che conservava le acque per uso pastorizio e che ancora oggi se ne può verificare l’esistenza notando che vi è un perimetro fatto in muratura  in  pietre.      

 

 

GEMELLAGGI

Di natura prettamente socio,culturale,economico sono i gemellaggicreati  per volere di alcuni cittadini ed Autorità  dei  Paesi interessati.Figurano quello tedesco con la cittadina di Bad Sackingen,nella quale era molto sentito il ricordo dell’emigrazione,quindi la nascita in loco dell’Associazione Amici di Santeramo in Bad Sackingen, che era fortemente interessata e curante dei rapporti del gemellaggio. Altro particolare gemellaggio si creava con la città di Bulach , a pochi kilometri da Zurigo dove si dal 1968 si creava e si stabiliva sempre più numerosa una comunità di emigranti Santermani.La particolare concentrazione di persone nella località, molti riferiscono per il loro vissuto era dovuto al fatto che  nel territorio di quella cittadina erano concentrate molte fabbriche multinazionali  della chimica. Altro particolare gemellaggio,ritenuto per lo più un gemellaggio di Fede Cristiana era quello di Santeramo in colle e Formia.Perche le due Cittadine -Santeramo in Colle e Formia  erano legate da un particolare abbraccio dovuto alla  devozione  del  medesimo Santo Protettore  Erasmo  di Antiochia.Se ci limitiamo a scrivere solo l’esistenza dei gemellaggi,non può significare solo questo ma esiste ben altro scritto e tanto a riguardo e non si vuole fare doppiaggio.Vi è tanto di scritto con date,avvenimenti, personaggi,fatti e citazioni storiche, pubbliche manifestazioni,ricordi fotografici.E nostro piacere se qualcuno è interessato a particolari notizie,conoscenze o quant’altro di origine culturale, di contattarci,faremo il nostro meglio per esaudire tutto il possibile.  

Orario praticato 8-12*16-21

Santeramo in Colle (BA)  Corso Roma N° 63 Tel 330-840303

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